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Black Panther

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Fred Flinstone
Fred Flinstone

Il Wakanda, nazione dell'Africa centro-Orientale, si nasconde agli occhi del mondo. In apparenza Paese povero di risorse e speranze, nei fatti il più tecnologicamente avanzato del mondo, grazie alla presenza del vibranio, minerale alieno dalle inimmaginabili potenzialità. Quando T'challa sale sul trono, divenendo così la nuova Pantera Nera che protegge il proprio popolo, intende preservare la tradizione, ma un ritorno inatteso a Wakanda lo obbligherà a rivedere i propri piani. Dopo il discusso caso di Wonder Woman a casa DC, è la volta di Black Panther, trasposizione su grande schermo delle avventure del più famoso e iconico supereroe di pelle nera.

Un episodio a sé stante del Marvel Cinematic Universe, che vive di vita propria, alla maniera di Dr Strange, e che comporta la genesi di un mondo invisibile, a cui tocca il compito di restituire il feeling dell'Africa centro-orientale e la tecnologia avveniristica di un Paese ipotetico.

Il lavoro scenografico di ricostruzione digitale è mirabile in questo senso, al pari di quello sui costumi e sulle caratterizzazioni di donne e uomini guerrieri. La fotografia di Rachel Morrison riesce a far rivivere i colori, i suoni, la rabbia e la natura selvaggia dell'Africa senza scivolare in pregiudizi da uomo bianco o da "colonizzatore", come i wakandiani apostrofano, i caucasici. Oltre al lavoro su costumi e scenografia, straordinaria è la colonna sonora, e Black Panther si candida dichiaratamente a status symbol in fatto di tendenze, alla stregua di quel che Hair fu per la moda hippie o Shaft per la blaxploitation. A deludere invece, sono gli effetti speciali, e la post-produzione in cgi non sembra godere delle delizie tecnologiche del vibranio. Le scene di battaglia, sempre più diffuse verso l'epilogo, sono prigioniere di un'estetica da cartoon indegna di un'operazione di questa portata.

Ma Black Panther è soprattutto il primo film Marvel che si cala nella realtà politica e si pone di fronte a dubbi etici, prendendosi tutti i rischi del caso. Prima ci aveva provato solo Captain America: The Winter Soldier, ma il film di Ryan Coogler (Creed) va molto oltre in questo senso. In qualche caso il risultato è ambiguo o discutibile - la posizione nei confronti del terrorismo o di governi stranieri, il ruolo della CIA sullo scacchiere internazionale - ma è (forse) parte del gioco. L'escapismo totale stile Thor: Ragnarok resta una scelta più comoda, ma il cimento Marvel nell'affrontare i gangli della politica internazionale e voler uscire dalle derive fantasy è encomiabile. L'altra trappola sfidata da Ryan Coogler riguarda la questione razziale, e di conseguenza l'impossibilità di sfuggire agli stereotipi, ma Black Panther è curiosamente più coraggioso quando affronta una cultura lontana da quella americana e l'accetta nella sua diversità che quando cerca di edulcorare il tutto, inscenando un discutibile abbraccio con la CIA. È difficile infatti credere alla "simpatia" dei servizi segreti americani in un contesto simile, considerato il ruolo della CIA nella storia dei governi africani e dei sanguinosi colpi di stato che li hanno caratterizzati. Non è comunque da sottovalutare il fatto che un film mainstream americano consideri schiavismo, razzismo e segregazione, ingiustizie da debellare, il che potrebbe rendere il tutto più ipocrita, o a seconda dei punti di vista, rappresentare un segno dei tempi e del loro progresso di consapevolezza. Certo è che la Marvel si pone coraggiosamente in un contesto socio-politico inatteso.

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