Il silenzio degli innocenti
Questo film ha vinto l'Orso al Festival di Berlino per la regia e si è aggiudicato ben cinque Oscar. Significa che il sistema hollywoodiano, che tutto regge e determina, riconosce al Silenzio qualcosa di decisivo rispetto alla cultura di questi anni, che l'attribuzione europea non fa altro che suffragare. L'Fbi non riesce a catturare uno psicopatico, chiamato Buffalo Bill, che uccide giovani donne e poi le scuoia. Viene incaricata dell'indagine la giovane Clarice, tormentata, coraggiosa e geniale. La ragazza fa riferimento a un altro pazzo assassino, lo psichiatra Hannibal Lecter, detenuto in una situazione di massima sicurezza, letterale divoratore delle sue vittime. Fra i due personaggi si stabilisce una gara di intelligenza, forza nervosa e oscuri segnali da interpretare. Clarice, grazie a uno spunto di Lecter, trova la chiave giusta: una certa farfalla, trovata nella gola delle vittime, rappresenterebbe un desiderio transessuale. Buffalo Bill viene trovato proprio mentre sta per uccidere l'ennesima vittima. Nel frattempo Lecter è evaso facendo una strage. Una mattina Clarice riceve la telefonata di Hannibal lontano. L'assassino si complimenta con lei e le annuncia nuove imprese e vendette da "cannibale". L'architettura del film funziona, così come la tensione. Certe scene sono indimenticabili: come quando la ragazza riesce a uccidere Buffalo Bill; oppure la maschera da tortura medievale di Hannibal; oppure la gara dialettica fra i due. Ha ricevuto gli Oscar più importanti: film, regia, attore e attrice protagonisti, sceneggiatura. Al film manca un eroe, un indispensabile oggetto di identificazione: un Cooper, un Newman o un Costner; e nemmeno la nevrotica e angosciosa, seppur brava, Jodie Foster è adatta alla consegna. È vero che in questo tempo di esaurimento e azzeramento dei motivi sociali e umani in generale, non spetterebbe al cinema cavare le castagne dal fuoco, ma non è neppure del tutto vero che il cinema abbia solo il dovere della qualità tecnica, dello choc e della denuncia senza una, seppur piccola, proposta.
Il Morandini
Dal romanzo (1988) di Thomas Harris. Una giovane recluta dell'FBI (Foster) è incaricata di far visita in carcere ad Hannibal Lecter (Hopkins), psichiatra pluriomicida, per ottenere informazioni su un assassino psicopatico che ha ucciso e scuoiato cinque donne. Le ottiene, ma in cambio deve raccontargli episodi del suo passato. Epilogo mozzafiato con il veleno nella coda. Memorabile thriller che inquieta, spiazza, turba. J. Demme vi conferma il suo talento visivo, la capacità di caricare le immagini di emozioni, la sagacia nel creare tensione senza cadere nel sensazionalismo, la tendenza wellesiana all'eccesso decorativo. Il personaggio di Lecter era già apparso in Manhunter-Frammenti di un omicidio (1986) di Michael Mann. 5 Oscar: film, regia, Foster, Hopkins e Ted Tally per la sceneggiatura.