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Lezioni di chimica

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Fred Flinstone
Fred Flinstone

Elizabeth Zott (Brie Larson) è una donna in anticipo sui tempi, o forse tragicamente contemporanea: è una delle migliori chimiche del suo corso. Essendo però una donna negli Anni Cinquanta, le sue possibilità nel mondo accademico sono limitate e soggette a compromessi - e a violenze - che le impediranno così di essere riconosciuta per i suoi meriti. In un susseguirsi di barriere dettate dal divario di genere, o dalla fatalità del caso, Elizabeth incontrerà l'amore, scoprirà la possibilità di amicizie e anche quella di costruire una famiglia, condizioni che, ogni volta, la proietterebbero in una posizione predefinita e stereotipata, che sfugge per sua indole e che la faranno così catapultare nello showbusiness. Qui potrà applicare le sue conoscenze accademiche alla cucina, in un format televisivo che sarà costantemente traviato e ripiegato alle sue esigenze, non a quelle della società patriarcale.

Lezioni di chimica è certamente una delle migliori serie prodotte da Apple TV+.

Basata sull'omonimo romanzo di Bonnie Garmus, caratterizzato da una scrittura tanto furiosa quanto il carattere della sua ambiziosa protagonista, la serie di Lee Eisenberg è, innanzitutto, un trampolino di lancio formidabile per l'altrettanto furiosa Brie Larson. Qui anche produttrice esecutiva, Larson, nei panni di una protagonista fuori dal tempo, nel tempo, è in grado di muoversi su più momenti - il nostro, del racconto, e quello della storia narrata. L'attrice sembra prendersi una licenza narrativa dal Marvel Cinematic Universe, dove incarna la imbattibile Captain Marvel, per esplorare un altro multiverso, qui interpretativo, indagando una condizione, quella femminile, su più livelli spaziali e temporali. Il mondo accademico, lo studio televisivo, il focolare famigliare, la strada in cui manifestare il proprio dissenso, sono i luoghi sui quali questa inarrestabile personaggia si "teletrasporta". Elizabeth non è mai, innanzitutto, nel luogo a lei congeniale o "adatto": il mondo accademico non è ancora in grado di favorire le competenze di una studiosa di chimica, perciò impossibilitata a metterle a frutto in una ricerca dagli esiti rivoluzionari. È qui che Elizabeth si innamorerà, con fatica, con compromesso, dell'unico collega - il chimico Calvin Evans (Lewis Pullman) - che, riconoscendone le capacità, dovrà perciò riconoscere il gender gap in anticipo rispetto a tutti, e quindi mettendo in discussione per primo, e tragicamente, il suo posizionamento sociale. È da questo primo luogo del racconto che la serie è in grado, grazie a una scrittura brillante, di muoversi liberamente - dal punto di vista sociale, trasversalmente a quello temporale e a quello spaziale - anche su due altri livelli: il punto di vista femminile e quello maschile. A differenza di altri prodotti dove, mettendo al centro il femminile troppe volte si ripropone un punto di vista del tutto maschile o traviato dalla pre-condizione di un personaggio attivo e di una personaggia passiva, in Lezioni di chimica la focalizzazione sul femminile diventa uno strumento per modellare il maschile, per esplorarlo. E contemporaneamente il femminile emerge dal maschile, dovendo abbattere barriere note - lavorative, relazionali, famigliari - accedendo anche ad altre sfumature solitamente dicotomiche e qui, finalmente, fluide (in primis scienza versus religione, ma anche privato e pubblico, personale e professionale).

Queste migrazioni spaziali, che porteranno la protagonista dalla cattedra universitaria al bancone di una cucina televisiva, sono garantite dalla scelta temporale: siamo negli anni Cinquanta. E anche no: siamo nel prima, in un passato che ha definito determinati stereotipi, e nel dopo, nel nostro presente dove ancora gli stereotipi agiscono sulla costruzione di racconti letterari o audiovisivi. In ognuno dei terreni calpestati da questa personaggia di finzione ritroviamo un tempo del tutto reale, non realistico. I colori pastello che caratterizzano il decennio, la regia che non lascia nulla al caso, una sceneggiatura che non vuole stupire ma che osserva oggettivamente l'evolversi, nel secolo scorso e attuale, di una consapevolezza sociale e individuale, sono strumenti atti a rappresentare il vero soggetto di questo racconto. No, non si tratta di una "donna forte", né tantomeno di un "uomo in crisi"; l'unico interessante e finalmente accettato protagonista dei nostri (e soprattutto degli statunitensi) anni Venti è il cambiamento.

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