The Day of the Jakal
"The Jackal", un assassino camaleontico e letale, viene incaricato di eliminare un magnate della tecnologia il cui software rischia di svelare segreti compromettenti per le élite mondiali. Con meticolosa precisione, il killer si sposta in varie nazioni europee, usando travestimenti e strategie letali per sfuggire a ogni controllo. Sulle sue tracce c'è l'agente dell'MI6 Bianca, determinata a catturarlo a ogni costo. Mentre lo sciacallo conduce una doppia vita, diviso tra le sue missioni e la famiglia, i due protagonisti si scontrano in una pericolosa caccia fatta di inganni e scelte morali, in cui il confine tra giustizia e violenza diventa sempre più sottile.
The Day of the Jackal indossa un nuovo abito: è l'ennesima trasformazione per il bestseller di Frederick Forsyth del 1971, questa volta televisiva, seppur prenda spunto dal romanzo e dalle sue trasposizioni precedenti - Il giorno dello sciacallo (1973) di Fred Zinnemann e The Jackal (1997) di Michael Caton-Jones - per ricontestualizzare il tema dell'assassino camaleontico.
La serie riesce a bilanciare il fascino del thriller spionistico con un'analisi contemporanea sul concetto di identità, nonché sulla sorveglianza, oggi garantita grazie a tecnologie avanguardistiche. Nonostante il carico di aspettative che gravava sul personaggio portato in scena da Eddie Redmayne, l'attore offre una performance che supera di gran lunga le premesse: il suo Sciacallo è freddo, calcolatore e incredibilmente umano, rendendo questa serie un'esperienza intensa e pluristratificata. La serie, prodotta da Carnival e Sky Studios, riprende e reinterpreta alcuni tratti fondamentali del personaggio del Jackal, creando un mix tra le performance precedenti di Edward Fox e Bruce Willis. Redmayne ritrae il killer come un individuo complesso e pericolosamente abile. Già in anteprima, e sin dal casting dell'attore, avevamo intuito l'azzeccata scelta di Redmayne per questo ruolo - essendo già noto al grande pubblico per le sue grandi capacità attoriali (si pensi ad Animali fantastici e, soprattutto, a The Danish Girl). Il suo trasformismo raggiunge qui nuovi livelli, con travestimenti e una capacità mimetica che lo rendono quasi etereo, ma mai del tutto invisibile allo spettatore. La sua interpretazione, accompagnata da una fisicità misurata e una presenza scenica meticolosa, è uno dei punti di forza di questa serie, che non ragiona in sottrazione (come invece accadeva nel film di Zinnemann), bensì in espansione, arricchendo il personaggio con sfaccettature che lo rendono tanto affascinante quanto inquietante. Se il Jackal di Edward Fox era un enigma glaciale e quello di Bruce Willis un killer spietato e narcisista, Redmayne incarna una sintesi che ne esalta la complessità psicologica. The Day of the Jackal costruisce attorno a lui un intreccio che va oltre l'azione pura, esplorando la sua vita privata e i dilemmi morali che sembrerebbe lo tormentino, ma siamo costantemente in dubbio sul reale impatto che le azioni e le decisioni che compie hanno su di lui. Questo approccio permette di umanizzare il personaggio senza mai ridurne la pericolosità o il carisma letale, conferendo allo Sciacallo un profilo che oscilla costantemente tra l'anonimato più totale e un fascino magnetico.
In questa versione, the Jackal non è solo una macchina per uccidere, quindi, ma un uomo che cerca disperatamente di conciliare la sua vita criminale con una parvenza di normalità. Aspetto, questo, che lo rende vulnerabile e suscettibile a errori, creando una tensione costante che differenzia la serie dalle precedenti trasposizioni, seppur le elogi in più punti e vi siano delle evidenti e rispettose citazioni. Lashana Lynch (No Time to Die, Captain Marvel) interpreta un'antagonista interessante, che si muove con pragmatismo e determinazione, ma la sceneggiatura non sempre riesce a mantenere la coerenza nella caratterizzazione del suo personaggio, che a volte oscilla tra la ferocia professionale e momenti di incertezza personale non ben giustificati. Nonostante ciò, l'interazione e la tensione latente tra lei e il killer rendono la serie degna di essere seguita fino all'ultimo colpo. La sceneggiatura, curata da Ronan Bennett, intreccia una caccia al gatto e al topo in un'Europa intrisa di intrighi e giochi di potere. La tensione si costruisce lentamente, avvicinando lo spettatore al mondo segreto del personaggio, mentre viene esposto "pateticamente" quello della sua antagonista, in un confronto che evita categoricamente il binarismo bene/male. Al contrario, esso permette di avere uno sguardo moralmente ambiguo sui due individui, disposti entrambi a sacrificare qualsiasi cosa per i loro obiettivi. L'assenza di uno scontro diretto tra i due crea, poi, una tensione che cresce costantemente e si accumula lungo tutta la serie. È proprio questa interazione ritardata a intensificare lo "scontro finale": essa permette di approfondire i rispettivi percorsi morali e personali, rendendo il confronto un evento emotivamente e narrativamente carico di una dimensione simbolica e psicologica. La caccia, infine, non è solo un conflitto, ma un riflesso di due individui che si specchiano l'uno nell'altro, entrambi impegnati in una lotta per il controllo, la giustizia (o la propria versione di essa) e la sopravvivenza. The Day of the Jackal si chiude con un senso di inevitabilità e ambiguità morale che dimostra, malgrado alcune lungaggini interne, una grande intelligenza produttiva.